Gorgia
Gorgia
Con Gorgia la sofistica compie un passo ulteriore, più radicale e inquietante.
Se per Protagora esistono verità relative e condivise, per Gorgia il linguaggio si sgancia completamente dalla realtà.
Secondo lui:
nulla esiste in modo oggettivo
se anche qualcosa esistesse, non potremmo conoscerla
se anche la conoscessimo, non potremmo comunicarla
Il linguaggio non rispecchia le cose: tra parole e realtà c’è una frattura insanabile. Da qui nasce una forma di scetticismo radicale.
In questo scenario, la parola non serve più a dire il vero, ma a persuadere. È una forza potente, capace di affascinare, dominare, ingannare. Gorgia la definisce una “potente signora” che agisce sull’animo come una droga.
Nel celebre Encomio di Elena, Gorgia dimostra che Elena non è colpevole della guerra di Troia. Può aver agito:
per volontà divina
per violenza
per amore
per persuasione delle parole
In ogni caso, non è responsabile. L’uomo, per Gorgia, non è libero: è dominato dal fato, dalle passioni e dal linguaggio stesso.
Questa è una visione tragica dell’esistenza, lontana dall’ottimismo razionale della filosofia precedente. La verità non è più qualcosa da scoprire, ma qualcosa da costruire attraverso il discorso.
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