Protagora
Protagora L'uomo misura di tutte le cose
Protagora è il sofista più celebre e originale. A lui si deve la famosa affermazione:
Ma che cosa significa davvero?
Il termine “uomo” può essere inteso in più modi:
come individuo: le cose appaiono diverse a seconda del punto di vista personale
come genere umano: la realtà è conosciuta secondo le capacità proprie dell’uomo
come popolo o civiltà: valori e giudizi dipendono dalla cultura di appartenenza
Queste interpretazioni non si escludono, ma si completano. Ne deriva una visione relativistica:
non esiste una verità assoluta e universale, ma molte verità legate al contesto umano, sociale e culturale.
Questo vale anche per:
la morale
le leggi
la religione
Protagora, però, non è uno scettico: non dice che non si possa conoscere nulla. Al contrario, sostiene che ogni conoscenza va rapportata all’uomo e alla comunità. In questo senso, il suo pensiero può essere definito una forma di umanesimo.
Se non esistono verità assolute, il criterio diventa l’utile, cioè ciò che è vantaggioso per il singolo e per la polis. Qui entra in gioco il linguaggio.
La parola è lo strumento fondamentale per:
confrontare opinioni diverse
convincere gli altri
raggiungere il consenso
Protagora insegnava il metodo dell’antilogia, cioè l’arte di sostenere tesi opposte su uno stesso argomento. Questo non significa difendere l’ingiustizia, ma saper rendere convincenti anche posizioni inizialmente deboli, se utili al bene comune.
Nel dialogo Protagora, Platone racconta il mito di Prometeo: l’uomo sopravvive grazie alle tecniche, ma solo la politica, la “tecnica di tutte le tecniche”, rende possibile la vita associata. Questa virtù politica appartiene a tutti e può essere educata: un’idea profondamente democratica.
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